Canuto Dario/ Aprile 28, 2020/ Covid

La rete delle Aziende sociali lombarde riunite in NeASS è attiva da oltre un decennio, aggrega 36 enti strumentali di 511 Comuni lombardi, servendo complessivamente oltre un terzo della popolazione regionale (poco più di 3 milioni di abitanti) ed erogando servizi per circa 214.000.000 di euro di fatturato con circa 1500 dipendenti che crea un indotto di altri 3000 operatori del settore.
NeASS con questo documento vuole da un lato richiamare l’attenzione sulle ricadute che la straordinaria emergenza sanitaria avrà sul sistema dei servizi e degli interventi sociali, e dall’altro proporre alcuni riflessioni sugli orientamenti da assumere per superare la crisi, da condividere con tutti i soggetti che dovranno gestire la fase 2 sul territorio regionale.
COSA CI PREOCCUPA
La preoccupazione più forte è il rischio di “collasso” del sistema di welfare lombardo, che, provato da questi mesi di crisi, potrebbe non reggere all’impatto dell’emergenza e, ancor meno, a quello delle nuove sfide che si porranno domani.
Il pericolo concreto da scongiurare, in questa fase dell’emergenza caratterizzata da scenari sociali e bisogni sanitari e assistenziali in forte mutamento, è innanzitutto la perdita delle capacità complessiva di risposta del welfare locale per gli effetti di indebolimento del distanziamento sociale sulle imprese che erogano servizi.
È ben noto l’impegno economico della Regione per far fronte a spese sanitarie impreviste e molto ingenti, uno sforzo ancora più importante considerando la difficoltà finanziaria degli Enti Locali. Nonostante questi sforzi, tuttavia, è concreto il rischio che il fermo dell’attività nel periodo del distanziamento sociale possa portare a una perdita di capacità di risposta del sistema di welfare locale. Nella sostanza alcuni enti erogatori, in crisi finanziaria, potrebbero non essere più nelle condizioni di intervenire sul territorio in tempi rapidi nel garantire l’assistenza alle persone in difficoltà. Un rischio grande se si pensa all’imminente “fase 2”, che certamente porterà con sé le conseguenze sociali di questa emergenza e richiederà un grandissimo sforzo organizzativo, per fronteggiare nuove sfide e supportare nuove fragilità sociali direttamente derivanti dalla crisi economica. e sanitaria.
Oggi a pagare il conto sociale del Covid-19 sono innanzitutto le famiglie, chiamate a sostituire molti servizi che non possono essere erogati a causa delle norme sul distanziamento sociale, nonostante Regione e Comuni abbiano in bilancio i servizi che non si sono potuti effettuare.
Per evitare che chi sino a oggi ha erogato i servizi socio-assistenziali e sociosanitari si trovi nell’impossibilitò di continuare a farlo, è necessario assumere quale quadro di riferimento una “solidarietà di filiera” che coinvolga tutti gli attori (Stato, Regioni, Comuni, Aziende Sociali, RSA, Terzo settore) corresponsabili nel mantenimento dei sistemi di welfare integrati presenti sui territori e oggi in sofferenza. Non possiamo permetterci la crisi di tutto un patrimonio di competenze, di relazioni, di alleanze, di capacità di lettura dei bisogni territoriali, che sono il vero valore aggiunto dei sistemi locali di servizi.
Ricostruire un welfare locale entrato in crisi richiederebbe tempi lunghi: in una situazione di post crisi sanitaria, e di piena crisi sociale e assistenziale, è l’ultima cosa che oggi possiamo permetterci di fare.
Occorre quindi porsi tutti in una cornice straordinaria: quella di sostenere i sistemi di welfare locale, ben oltre il paradigma “prestazione – pagamento”, all’interno del quale il terzo settore è l’anello più debole della catena.
NeASS Lombardia – P.za Martiri della Libertà 1 – 20021 – Bollate – t. 02/38348401 fax 02/38348450
neass@neass.it
NeASS ritiene quindi necessario “un patto di comunità” tra tutti i soggetti attori e protagonisti del welfare nei territori per affrontare la fase 2 della emergenza Covid, in cui ognuno potrà svolgere una funzione specifica e sinergica con gli altri soggetti.
COSA POSSONO FARE LE AZIENDE
I Comuni soci potranno utilizzare le loro Aziende con una funzione di regia nell’attuazione di un Patto territoriale tra i diversi stakeholder, sia per la tenuta del sistema, sia per la crescita nelle risposte alla ripresa. In quanto enti intermedi, operativi e progettuali, le Aziende, e NeASS quale loro ente di raccordo, potranno divenire un punto di riferimento per i diversi attori corresponsabili nel mantenimento dei sistemi di welfare presenti sui territori, e, in particolare per Regione Lombardia e Comuni, nell’integrazione delle azioni con il sistema sociosanitario e sanitario.
La posizione centrale delle Aziende Speciali per i servizi sociali nei sistemi di welfare locali potrebbe, infatti, consentire a queste organizzazioni non solo di gestire il welfare locale in modo integrato, ma anche di raccogliere informazioni preziose sui bisogni dei cittadini, sulle difficoltà dei Comuni soci a farvi fronte, sulle potenzialità e sulla capacità di innovazione e intervento dei soggetti gestori, pubblici e del privato sociale, e sulle criticità dei sistemi territoriali di protezione sociale.
SU COSA VORREMMO RIFLETTERE CON REGIONE LOMBARDIA
In termini generali auspichiamo che Regione Lombardia possa interloquire con i soggetti interessati (o individuare le strategie più consone) per perseguire tre importanti obiettivi:
– la flessibilità massima nell’impiego delle risorse disponibili,
– la semplificazione nelle relazioni, prevedendo norme amministrative che, rispettando la garanzia di legalità, riconoscano l’eccezionalità del momento e consentano velocità di azione,
– la copertura economica dei servizi nell’emergenza.
In particolare, NeASS ritiene sarebbe importante:
 l’avvio di un confronto con Regione “fase due” (il post emergenza), valorizzando innanzitutto relazioni di territorio fra ATS, Ambiti Sociali e Aziende come principali attori di intervento e governance territoriale, verso una reale ricomposizione di informazioni, letture e interventi in essere nei diversi contesti di welfare locale.
 la definizione di una fase sperimentale e straordinaria di utilizzo delle diverse linee di intervento (FNPS, FSR, etc) senza particolari vincoli: favorendo così il protagonismo degli Ambiti Sociali, delle Aziende e dei soggetti del Terzo settore nella riprogrammazione e sviluppo del quadro degli interventi. È indubbiamente da apprezzare lo sforzo delle risorse aggiuntive sul FNPS, ma crediamo comunque importante sottolineare, da un lato la necessità di ulteriori “libertà programmatorie” sulle risorse storiche FNPS e FSR, dall’altro la tempestività della liquidazione delle somme spettanti considerata l’esigenza a tutti i livelli di disporre di liquidità nei Bilanci. Crediamo poi che tale fase possa essere maggiormente fruttuosa, anche immaginando una rilettura e una revisione di misure di finanziamento in essere (es. nidi gratis), da utilizzarsi come misure di tenuta e “sopravvivenza” per il sistema di welfare locale.
 il monitoraggio attento delle risorse messe in campo a livello nazionale o regionale e impiegate sui territori con meno vincoli possibile, ma con una continua interazione tra la Regione e i soggetti chiamati a gestire le politiche di welfare a livello locale rispetto ai risultati dei diversi interventi svolti,
 rilanciare e incentivare la dimensione associativa tra i Comuni nella gestione del welfare locale come soluzione, che favorisce sinergie economiche e economie di specializzazione nell’operatività, ma soprattutto come strumento fondamentale per la stagione della ripresa e dello sviluppo che ci aspetta,
 dare sostegno e sviluppo al ruolo e alla funzione dei livelli territoriali, in una continua opera di analisi e confronto sulle nuove emergenze sociali, anche in vista delle future Linee Guida per la programmazione sociale 2021. In questa azione di sostegno crediamo che vada posta, oggi più che mai, una particolare attenzione al raccordo tra sociale e socio-sanitario già nelle indicazioni regionali che vengono trasmesse ai livelli locali.

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